Lifestyle

Vita con papà- L’inizio dell’estate

Fa caldo per essere inizio Giugno, talmente caldo che pensare di girare per Milano con dei jeans lunghi, per quanto strappati, è impensabile, veramente da pazzi. La soluzione sarebbe semplice: mettersi i pantaloncini. Il problema? Be’, dove sono i pantaloncini? Sì insomma, il cambio di stagione non è stato ancora fatto e quindi all’interno dei cassetti dormono ancora i felponi, i jeans e i pantaloni lunghi, l’unica salvezza sono le t-shirt a maniche corte, che non mi hanno mai abbandonato, nonostante il freddo polare di Febbraio. Ho un amore per le t-shirt, lo sapete? Ne ho di tutti i tipi: semplici, tinta unita, con stampe, stile retrò. Le mie preferite sono quelle che fanno parte di merch di vari cantanti e band, la maggior parte prese ai concerti. Ok, ma questo non è il punto centrale del nostro discorso. Il problema, ricordiamocelo, è che fa un caldo assurdo, e io non so dove siano i miei pantaloncini, e tra meno di un’ora devo uscire con Regina, la mia amica, quella bionda, ve la ricordate?

Apro le ante dell’armadio bianco della mia camera, è enorme, stra colmo di abiti di qualsiasi genere. Molto ordinato per fare parte della mia camera; ogni oggetto al suo interno ha un posto ben preciso, e non deve assolutamente cambiare, per nessuna ragione al mondo: le gonne nell’angolo a destra, al loro fianco i jeans strappati, separati da quelli senza strappi, poi appesi i vestiti, che d’inverno scarseggiano, insieme, invece, ai numerosi giubbotti, quello della Levi’s fa da padrone alla scena, penso di amarlo più di me stessa (e per una egocentrica come me è tantissimo), e le t-shirt negli scaffali a sinistra, e come vi ho già detto sono tante, ma talmente tante che ormai fatico a trovare del posto per loro. Frugo all’interno del mobile, nella speranza di trovare da qualche parte i miei pantaloncini, e in particolare vorrei quelli bianchi, ma mi saprei accontentare di qualsiasi cosa. 

“Ah! Dannazione!” Sbotto lasciando perdere l’impresa di trovare i miei amati pantaloncini, accasciandomi ai piedi del letto, sfinita e accaldata. Devo trovarli. “Che succede? Guarda che tra 10 minuti dovrebbe arrivare…- mio padre mi parla dal piano di sotto, esitando per qualche secondo quando deve dire il nome della mia amica- Regina. Muoviti!” Oh perfetto, ci mancava solo qualcuno che mi mettesse fretta. Grazie papà! “Niente, niente. Tu per caso sai in che parte dell’armadio ha messo i pantaloncini la mamma?” So già la risposta, è molto retorica come domanda, ma ho un briciolo di speranza, e quindi spero che lui, per sbaglio, abbia ascoltato quelle 2.634 parole che la mamma ha detto mentre raccontava la sua giornata di quando ha messo via i pantaloncini. “Come faccio a saperlo? Ne hai proprio bisogno?!” Ecco appunto. Ovvio che ne ho proprio bisogno, non si rende conto del caldo assurdo che c’è?! E oggi pomeriggio sarà ancora peggio, non voglio morire con su quei dannati jeans. “Sì papi, fa un caldo assurdo e non credo di poter sopravvivere al caldo milanese con questi jeans, è arrivata l’estate e quindi l’ora dei pantaloncini” Arriva a darmi una mano, ma questi capi sembrano essere stati mangiati dall’armadio. Cosa che non è possibile, ma che mi piace credere per non finire nella disperazione e dover chiamare mia madre, che si sta godendo la sua passeggiata mattutina con le amiche. 

Driiiiiiiiin!

Regina. Eccola.

Corro al piano di sotto per aprirle, e lei entra teatralmente appoggiando lo zainetto sul divano, sconvolta dal fatto che sia ancora con i pantaloncini del pigiama e una t-shirt di qualche taglia in più rispetto la mia, che solitamente uso per dormire, arriva dal viaggio in Austria e la presi come consolazione alla tristezza data dal freddo.  “Come fai ad essere ancora così? Guarda che lo shopping pre estate non si fa da solo” Dice sedendosi sulla poltrona che ormai è diventata sua. “Non c’è niente di pre, qui è estate, fa caldo, e io sto cercando i miei pantaloncini, perché altrimenti muoio. Comunque sono le 9.00, tu sei matta a svegliarmi così presto di sabato” Mi siedo anche io, già sfinita, o meglio, ancora rimbambita dal sonno “Tu stai cercando i tuoi pantaloncini? Ah quindi ora riesci ad essere in due posti contemporaneamente” Quella simpaticona, non vedevo l’ora di averla qui, proprio una fortuna… OH CAVOLO PAPA’! Come minimo sarà stato risucchiato dall’armadio.

Mi ribalto giù dal divano e faccio gli scalini due a due, arrivando in men che non si dica da papà, che immerso nell’armadio borbotta qualche frase incomprensibile. “Trovati?” So già la risposta anche qui, ma cerchiamo di stemperare la tensione “No, ovvio che no. Ma tua madre dove li nasconde, in un sottoscala?” Commento opportuno, piacerebbe saperlo anche a me, ma purtroppo non si può, a meno che qualcuno non trovi il coraggio di disturbare la mamma per chiederglielo. “Resta una cosa da fare” Dico mentre mi rassegno all’idea di dover morire dal caldo in centro a Milano “Chiamare mamma?” Propone papà ingenuamente, convinto che non ci ucciderà “Cos?! No! Assolutamente. Mettere i jeans lunghi, nella speranza che i negozi abbiano già acceso l’aria condizionata” Rimane allibito dalla mia affermazione, credendo che sia diventata completamente matta. Sì solitamente non rinuncio mai a qualcosa del genere, ma è l’unica soluzione, a meno che non mi voglia trovare morta, all’interno di una valigia, in mezzo alla tundra. Si ok, vi sembrerà estremo, ma meglio così, perché potrei riuscire a cogliere del bello nella minima soddisfazione. Spero mi abbiate capito.

“Io vorrei uscire!” Si lamenta Regina da un quarto d’ora, mentre noi continuiamo a cercare quei benedetti pantaloncini. Voglia di picchiarla? Sì, e anche tanto. Caldo? Tanto quanto la voglia di picchiare Regina. “Ragazze scusate se mi intrometto, ma che caspita di orario sono le 9.00 del sabato, contando che voi dormite sempre fino alle 11.00?!” Giusta osservazione papà, ma non ho scelto io, e quindi sono obbligata.

Ok, possiamo farcela. Sì, ce la posso fare. C’è gente che va sulla luna, io devo solo disturbare mia madre durante la passeggiata del sabato. Calma e sangue freddo. Cerco nella rubrica il suo numero e la chiamo. Squilla. Aiuto. Ho ancora qualche secondo per cambiare idea. Ma non posso, ne va della mia stessa vita. “Cosa vuoi?” La voce ferma e severa della mamma risponde dall’altro capo del telefono, e io inizio a balbettare alla ricerca di qualche parola che non la faccia arrabbiare. Inutile. E’ già arrabbiata. “MA TU MI HAI CHIAMATO PER QUESTO? LO SAI CHE SONO NEL NOSTRO ARMADIO, PERCHE’ NEL TUO CI SONO I PIUMONI…” Dall’altro capo del telefono va avanti un discorso infinito, così appoggio il telefono sul comodino e ogni tanto emetto un “mh mh” per non dare l’idea della noncuranza. Frugo nel loro armadio e finalmente arrivo al mio obiettivo.

SIIIIIII! HO VINTO!

Bene, vi saluto, devo andare, altrimenti Regina mi strozza.

Ciao belli! La vostra cara Alma

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