Ciao bella gente!
State bene? Avete preso bene questo rientro a scuola?
Oggi, alla luce di questa frizzantina giornata di Settembre, una delle prime di quest’autunno, anzi a dire il vero è la prima per me che sto scrivendo il 23 di Settembre, ho deciso di parlarvi un po’ della Canzone di Achille. Libro che conoscerete tutti, o quasi, e voglio dirvi un po’ la mia, come mi è sembrato, quello che suscita. Vi avviso già, andrò un po’ contro alle opinioni di molti.
Faccio una breve introduzione sul libro, sulla storia per chi non lo conosce. La Canzone di Achille è un romanzo di Madelaine Miller, autrice anche di Circe, altro libro il cui fulcro è una riscrittura della mitologia greca. Infatti, la Canzone di Achille, non è altro che una riscrittura dell’Iliade, ma con una particolare attenzione sul rapporto di Patroclo e Achille, che come credono in molti non è di amicizia, ma bensì di amore. Il racconto è narrato dal punto di vista di Patroclo, che parla della sua vita sin da quando era piccolo, e di come ha conosciuto Achille. Parlando dell’Iliade, ovviamente, oltre alla gioventù di Patroclo e Achille viene raccontata anche la guerra di Troia, in tutti i suoi aspetti, anche i più crudi.
Detto questo, passo a dire un mio parere generale sul libro, e mi dispiace se non sarà uguale a quello di molti.
Innanzitutto troppo, ma troppo, hype. Si va a leggere questo libro con delle aspettative enormi, che a mio parere non vengono soddisfatte, ma proprio per niente. Non merita tutto questo parlare, è scritto bene, ma non lo trovo un capolavoro dei giorni nostri come viene detto. Parlo da persona a cui la mitologia greca piace, mi appassiona, in particolare l’Iliade e l’Odissea, quindi mi aspettavo grandi cose da questo racconto, mi aspettavo che mi lasciasse senza fiato, e invece nulla, ho passato 3 giorni in compagnia di esso, ma non sono rimasta estasiata.
Il racconto è molto, ma molto, surreale. E voi mi direte, che per forza è surreale, è un mito, ci sono di mezzo dei ed eroi indistruttibili, ma quando un racconto è narrato bene, anche se parla di storie assurde, te le fa sembrare credibili. Trovo assurdo la facilità con cui la relazione tra Patroclo e Achille venga accetta da quelli che lo sapevano, Briseide ad esempio, ma anche altri, mi sembra un po’ assurdo per l’epoca in cui è ambientata. Mi sembra anche molto strano il modo in cui Achille vedeva i suoi bottini di guerra: le schiave. E’ molto bello che non sia una visione della donna-oggetto, ma anche questo è molto strano per l’Antica Grecia. Sono tutte cose che mentre leggevo mi hanno lasciata perplessa, mi hanno fatto un po’ perdere il gusto dell’Iliade, quindi del poema epico che racconta parti anche molto brutali, crude, dell’epoca Antica. Viene tutto distorto un po’ troppo, non riesci più a capire com’era realmente l’epoca, sembra più ambientata ai giorni nostri.
Per quanto riguarda il linguaggio è perfetto per il racconto da narrare. Estremamente elegante e raffinato, anche quando si parla del rapporto amoroso, e quindi c’è il rischio di finire in un linguaggio da fan fiction. Non è un lessico semplice, lo sconsiglio se si è abituati a leggere libricini semplice e non troppo complessi, perché non riuscireste ad arrivare oltre pagina 50.
Ho deciso di lasciare per ultima la più grande pecca di questo libro. Il finale. Mi sento in diritto di “spoilerarvelo”, in quanto penso che tutti alle medie ma anche alle superiori abbiate fatto l’Iliade e quindi sappiate che sia Patroclo che Achille ci salutano. Ma la cosa brutta non è questa ma un’altra. Il libro parla in maniera molto, molto, troppo, eccessivamente, approfondita della gioventù di Patroclo e Achille, con tante parti evitabilissime, superflue. E poi la parte bella, quella che sarebbe dovuta essere il centro del libro, perché è anche la parte più dolorosa, ma assolutamente essenziale, dura si e no 100 pagine, forse molte meno. Quindi la parte della morte dei personaggi, della guerra, quella sanguinosa, il fulcro, insomma, è mal descritta, veloce. Sembra che ci fosse la fretta di concludere il libro. Non mi è piaciuto per niente il finale, e non intendo dire la morte dei due protagonisti, perché si sapeva, ma come è raccontata. Ci sono rimasta molto male. Il dolore di Achille è raccontato in maniera troppo superficiale, secondo me c’era ancora molto da dire, per farti entrare al massimo dentro quello che lui stava provando. Anche la parte di quello che è successo dopo la morte dei due personaggi era evitabilissima, o almeno, lo era per come è stata narrata. Si poteva assolutamente fare di meglio sul finale, che è doloroso ma magnifico nell’Iliade. Una dimostrazione di affetto e amore unica da parte di Achille, anche se dimostrata nel modo più brutale, e qui mi ha lasciato molto delusa.
Il succo qual è? Non mi ha per niente soddisfatto, e complessivamente sono 3 stelle, ottenute per la prima parte del libro e per il linguaggio, il lessico elegantissimo utilizzato. Però finale narrato troppo velocemente, e troppo surreale. Non odiatemi, è la mia umile opinione, sono tanti quelli a cui è piaciuto quindi magari fidatevi anche di lor, però questo rimane il mio pensiero.
Voi l’avete letto? Sono stata troppo crudele? Fatemelo sapere!
Io vi auguro un buon proseguimento, specialmente a scuola, e vi saluto!
Un bacio!
Chiara
