Buongiorno popolo di questo magnifico blog! Che classe fate? Perché oggi andremo a parlare di uno dei pilastri della cultura letteraria italiana: La Divina Commedia! Ebbene sì, oggi parleremo del nostro amato (si fa per dire) Dante, ma non come lo fanno le professoresse, ma come lo faremmo noi, generazione malata dei social.
Bene, let’s go!
Il nostro Dante nasce in quel di Firenze, e mentre provava a dire “la coca cola con la cannuccia corta corta”, cominciò a dedicarsi alla letteratura, per nostra grande sfortuna. Conosce Beatrice a cui si ispira per scrivere un’opera da sottone, più nota come Vita Nova; però, attenti bene, lui si sposò con un’altra tipa, con cui ebbe ben tre figli. Era un guelfo bianco, sostenitore del Papa, venne nominato pure priore, e rimase fregato, perché i guelfi vennero sconfitti e fu costretto all’esilio; iniziò a vagare fra le corti d’Italia, tra cui Ravenna, all’epoca zona paludosa e non bonificata, quindi, in sostanza era andare a morire, però contento lui, contenti tutti. Morì all’età di cinquantasei anni, era abbastanza vecchio, nel senso, poeti successivi morirono molto più giovani.
Ecco dopo questa breve presentazione del nostro amico Dante, andiamo a parlare della sua meravigliosa opera!
La Divina Commedia è un poema allegorico, se non sapete cosa significa cercatelo su Google, io non ho voglia di spiegarvelo, è divisa in tre cantiche, o parti, come preferite, esse sono: Inferno (sopportabile, non male, comprensibile), Purgatorio e Paradiso (non si capisce niente, sono noiosissime, e piene di gente che non ha commesso peccati gravissimi, quindi con una vita non interessante). Questo bel poema racconta il viaggio nell’aldilà, quindi era fra i morti per intenderci, che teoricamente è durato solo una settimana (quella di Pasqua), ma sinceramente, quando leggi sembra che sia durato più o meno come la gravidanza di un elefante.
Dante inizia questo viaggio perdendosi in una selva oscura, certo, poteva usare Google Maps per venirsene fuori, ma lui preferì fare di testa sua e andò avanti a camminare in questo “bosco”, che dovrebbe rappresentava il peccato… bah, se lo dice lui, a me sembra soltanto che non sappia usare una mappa, ma va bene così. Mentre camminava per questa foresta se la faceva sotto, faceva talmente tanta paura che soltanto a pensarci si spaventava, faremo finta di credergli dai!
All’entrata dell’Inferno, Dante decide di beccarsi con un suo amico, Virgilio, che lo ha accompagnato per tutto questo pezzo dell’aldilà. Entrando in questo localino leggermente caldo si legge la famosissima frase “lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”, sì lo so, neanche voi vi aspettavate che questa frase fosse sua. Diciamo che questo posticino non era molto accogliente, si sentivano urla e lamenti, un po’ come camera mia, e questo portò Dante a piangere come un bambinetto. La parte che più preferisco, però, è la nascita della #Dantilio, la ship tra Dante ed il Virgi; quest’ultimo infatti diede la manina al suo amichetto che piagnucolava, a quel tocco, Dante si rincuorò subito… altro che storie Larry., chissà cosa ci nascondono questi due. Sono o non sono la ship più bella?!
Per caronte non sprecherò tanto tempo, traghettava anime 24/7, si è preso del vecchio da Dante, e non voleva farlo traghettare in quanto vivo.
Ora arriva una parte che non ho mai capito: Paolo e Francesca. Sì, anch’essa è una ship, che chiameremo #Paolesca. Finirono all’Inferno per il loro peccato di lussuria. Dante li incontra e si fa un po’ i fatti loro, tipo Barbara D’Urso a Pomeriggio 5, si fa raccontare la loro tragica storia d’amore; alla fine di questo racconto, Dante, si commuove e prova compassione per la povera Francesca. Mi immagino il mio amico Dante che come Maria de Filippi a “C’è Posta per te”, ascolta questi due. Ora una domanda mi sorge spontanea: perché provate così tanta compassione per Francesca?! Capisco che poverina non abbia fatto una bella fine, ma non era una santa, se lo è meritato! Questa brava ragazza ha messo due cornoni a suo marito Giovanni, che quest’ultimo neanche passava per le porte, e non con una persona a caso, ma con suo fratello, Paolo. Mi sembra abbastanza ovvio che quando il povero sposo innocente li beccò non la prese bene. Erano due infami, sia Francesca che Paolo, perché, dai, va bene l’amore e tutto il resto, però lui era suo fratello, che infamata. Ah, per altro, il Dante, mi usa un trucchetto per fare un cambio di scena; infatti il nostro amico ci dice che svenne alla fine del racconto, così non di dovette neanche sbattere per spiegare il passaggio alla scena successiva. Furbo eh!
All’inferno incontra anche Ulisse, e si fa raccontare anche la sua di storia, che però decide di stravolgere, così! Bah, già avevo dei problemi a ricordarmi la versione di Omero dell’Odissea, figurati anche quella di Dante!
Uscito dall’Inferno, fece un giretto anche nel Purgatorio e poi nel Paradiso dove incontrò la sua Beatrice, finalmente! Beh di questa parte non ricordo molto sui testi, lo devo ammettere, quindi… accontentatevi di questa brevissima introduzione!
Bene, per oggi è tutto!
Quel è il vostro testo preferito della Divina Commedia? Che ne pensate di questo poema per molti pallosissimo?
Spero vivamente che questa spiegazione un po’ goliardica della Divina Commedia e del mondo dantesco vi sia piaciuta. Io vi mando un grosso abbraccio e un bacio. Alla prossima!
Chiara
