Ok, ho parlato con la regia, e questa volta niente introduzione in terza persona. Contenti? Io sì. Dunque, godetevi quello che sto per raccontarvi, magari bevendo una granita alla fragola, perché è quello di cui ho voglia io.
Casa mia è il punto di ritrovo per il mio gruppo (siamo in tre ma shhh) di amiche. Dicono che è in una posizione strategica e che quindi è perfetta. In realtà, non so cosa ci sia di strategico, se quando dobbiamo uscire puntano a luoghi che stanno dall’altra parte di Milano, rispetto alla mia abitazione. E oggi, come gli altri 365 giorni dell’anno, Regina e Ginevra sono qui, che mangiano gelato sulle sdraio in terrazzo. “Alma” Ginevra mi chiama, mentre finisco di metter le ciotole della merenda nel lavandino “Che vuoi?” So benissimo che deve chiedermi qualcosa, sarà di sicuro una rottura di scatole potente, lo so dai suoi occhi, che sono momentaneamente puntati verso il vuoto. “Ci mettiamo lo smalto?” Ecco la richiesta. Oh no! Stavolta non ci casco tesoro, scordatelo proprio! So già che andrà a finire bisticciando, con lo smalto fino ai polsi e quell’odore di tossico per tutta la casa. Ecco, io non cederei, ma lo sguardo di Regina. Eddaiiii! Non vale.
Ci siamo sporcate ovunque? Sì. Ginevra ha urlato per 20 minuti perché il colore che le ho messo non le andava bene? Esatto. Ha rotto le scatole in una maniera snervante mentre le laccavo le unghie? Affermativo. Stiamo ancora ascoltando musica cringe? Ovvio. Ok, ora vado a toglierla perché è imbarazzante. Cosa ci abbiamo guadagnato? Nulla. Assolutamente nulla.
Siamo sul mio bel divano a soffiare come delle cretine per far asciugare le unghie più in fretta. Un vinile a caso, preso tra quelli vecchi e reduci dei miei, gira e riempie la stanza. Michael Jackson. Adatto, non c’è altro vinile che potesse, se non piacere, andare bene a tutte in questo momento. Scrollo un po’ Instagram, annoiata dal fatto che Ginevra si stia ancora lamentando, e Regina stia ballando in una maniera alquanto bizzarra. Nulla di interessante neanche sui social. Aspetta…
ASPETTA. COSA?! NON PUO’ ESSERE. NON CI CREDO
“HARRY STYLES FA UN CONCERTO AL FORUM D’ASSAGO!!!!” Mi metto ad urlare, la mia voce sta raggiugendo un decibel così alto, che non credo l’orecchio umano possa sopportare a lungo. Regina e Ginevra, perdono interesse per le loro faccende, ovvero lamentarsi e fingersi Michael Jackson, e mi guardano, fissano più che altro. “Allora?” Ginevra, me lo dici così?! “Voi non capite, dobbiamo andarci!” E’ la cosa che dobbiamo fare, potrebbe essere la svolta dell’anno. “Ok, ok, dobbiamo solo convincere i nostri genitori, e magari in fretta, dato che fa un concerto in Italia una volta ogni, non so quanto, e quindi andrà sold out tra 3 ore.” Ha pienamente ragione Regina, ma per convincere tutti i genitori, bisogna convincerne uno in particolare: mio papà.
E’ sempre lui che ci porta a fare queste cose: concerti, instore, giri del sabato, cinema, shopping, ecc… Il problema di convincere mio padre? Odia la musica che ascolto, e quindi anche dover portarmi ai concerti. Situazione complessa? Sì, assolutamente. Ma mai come doverlo convincere per andare al concerto di Alvaro Soler, lì è stata un’impresa ardua, ed è fallita.
Ok, con un po’ di impegno ce la possiamo fare. Devo ripetermi questo mantra, come “Claudia non esiste, suo marito non esiste” (se non avete capito la citazione non meritate la mia stima). Basta un po’ di tenacia.
Per queste questioni così complesse, si deve discutere, assolutamente, in camera mia. Senza vinili che girano, finestre enormi su Milano, e soprattutto cibo. Mi lancio sul letto, rimbalzando, seguita da Ginevra, che mi scaccia, costringendomi a sedere sulla sedia. “Da cosa cominciamo? Power Point o… non so, spicchiamo per intelligenza?” Le proposte erano poche, le avevamo ormai usate tutte queste tecniche: instore di Benji e Fede, a cui non mi hanno accompagnata, concerto di Alvaro Soler, missione fallita e poi, l’unica vera soddisfazione, il concerto di Mr Rain. “Mh… le abbiamo già usate” Regina, non puoi complicarmi ancora la situazione “Amo, tieni conto che, altrimenti, l’unica chance è la lecchinaggine” Già, era proprio l’unica. “Tuo padre non cederà mai” Ginevra è sempre così ottimista! Mi dondolo una matita fra le mani, sperando che mi venga qualche idea geniale, che non ho mai avuto in queste situazioni, e che secondo Ginevra non mi sono neanche mai venute in generale. “Ci sono! Idea geniale- non mi blocco neanche, non voglio sentire i loro commentini- lecchinaggine, ma con moderazione, se non funziona si passa al ricatto” Le loro facce sono perplesse, non capiscono. Che strano! “Stasera, prima che arrivi con mia mamma, prepariamo noi la cena, domani preparo la colazione, e poi via così” E’ un’idea fantastica. “Perché dobbiamo cucinare noi?” Mi chiedono in coro, simpaticamente. “Volete che mi trovi altre due migliori amiche per accompagnarmi?” Bene, non volevano.
Così, secondo i piani, la settimana sta procedendo: i biglietti non sono ancora sold out, papà penso abbia capito, e noi siamo felici.
“Siiiii dai papi Harry è fantastico!!!!!!” Ci siamo riuscite, papà è quasi convinto. “Ok, ma dove? Qui non vedete niente- mi indica un settore in alto, ma così in alto, che è praticamente fuori dal Forum. “Grazie papà, per tanto così ci mettiamo in terrazzo, in silenzio e lo sentiamo uguale” Butto lì queste parole ironiche, sapendo di non dover esagerare, altrimenti Addio Harry! “Potrebbe essere un’idea” ecco da chi ho ereditato tutta questa simpatia. “Il parterre no papi, mai più” ride a questa mia affermazione, consapevole che la sua missione facciamolatraumatizzarecosìnondevoaccompagnarla ha funzionato.
Vi inquadro cos’è successo l’anno scorso nel parterre, e perché mi porto dietro questo trauma. Eravamo io e Regina, ad uno di quei festival squallidi delle radio, quelli estivi, dove ci sono 360 cantanti diversi con le loro canzoncine di punta. Questo bellissimo concerto era a Milano, in Piazza Duomo, con un mega palco tutto illuminato. Io e la mia carissima amica ci siamo messe in coda più o meno a mezzogiorno, con l’intento di essere in prima fila, ma una volta arrivate abbiamo scoperto che c’era gente lì accampata dalle nove del mattino. Dopo un primo momento di shock davanti a questi pazzi, ci mettiamo il cuore in pace e aspettiamo. Le tre, poi le quattro e così via. La gente aumentava ed iniziava a spingere, e lì la domanda mi sorge spontanea: SE SPINGETE APRONO I CANCELLI PRIMA DELLE 19.00?! NO COSI’ CHIEDO PER UN’AMICA! Momento di sclero a parte, quando aprono i cancelli, passiamo i controlli e ci fiondiamo dentro. Incredibilmente siamo arrivate vicino alla transenna. Il problema? La transenna, essendo alte un metro e una Vigorsol, ci arrivava alla gola, riuscivamo solo a sporgere un po’ le braccia. Eravamo schiacciate tra altre centinaia di persone, che per altro, essendo luglio, puzzavano come capre. “Regina che idea schifosa” Frase da incorniciare. Mio padre in tutto ciò è venuto ad accompagnarci, perché non è che ci tenesse, ma lo avevamo obbligato. Immaginatevi la sua faccia, immerso tra diecimila ragazzine urlanti. Ecco, ora che lo avete fatto, immaginatevi il viaggio da Piazza Duomo a casa, devastati dal caldo e dal casino. L’unica cosa bella è stato toccare le mani dei cantanti, anche quelli che non conoscevamo.
Da lì trauma.
“Qui! Guarda, è dove ero l’anno scorso, è perfetto!” Indico il settore dei posti numerati, abbastanza centrale, da cui la visuale non è neanche male. “Ok, dato che è un posto numerato posso non accompagnarvi, ve la cavate?” Se ce la saremmo cavata? Probabilmente no, ma va bene lo stesso. “Boh a posto, chiama le tue amiche e diglielo”. Boom! Abbiamo vinto!
Operazione lecchinaggine -> compiuta!
E’ arrivato il grande giorno, mi sto infilando i jeans neri, una camicia scura slacciata con sotto una t-shirt. Sono meravigliosa! “Smettila di guardarti allo specchio, piccola Narciso!” Mh… quanto odio Ginevra, deve svegliarmi dai miei sogni, perché lei deve andare. Regina invece sta usando i miei trucchi, o meglio, quelli di mia madre, ma quest’ultima la lascia fare. Prendo il mio chiodo in finta pelle, i biglietti, lo zainetto, il telefono e ci siamo.
Ovviamente a portarci in macchina fino al Forum è papà, con il padre di Ginevra, sono una bella squadra, hanno sempre idee geniali, a parte quella del viaggio in Germania. Abbiamo messo la playlist di Harry e stiamo cantando a squarciagola, giusto per ripassare un po’ il suo repertorio. “Alma” Oddio cos’ha ancora Ginny, stiamo andando al concerto di Harry Styles, non le basta?! “Dimmi” Chissà quale assurdità sparerà “Lui parlerà in inglese” Silenzio. Il suo problema è seriamente il fatto che parlerà in un’altra lingua, che per altro conosciamo… nel senso: SIAMO AD UN CONCERTO, URLIAMO, PERDIAMO LA VOCE E BASTA! “Grazie, ma noi l’inglese lo sappiamo, sappiamo anche più o meno 123 verbi irregolari al passato, quindi direi che siamo a posto”.
Siamo davanti al Forum, e i nostri padri ci stanno abbandonando, dopo averci fatto, più o meno, tre raccomandazioni, contro le 245 delle nostre mamme. “Mettetevi in coda appena prima del concerto, altrimenti c’è casino. Ah… vi consiglio la pizza dentro al centro commerciale, non è male. E… nulla, non fate disastri che poi le sentite voi le vostre mamme” Queste sono le parole di mio padre, dopo averci lasciato lì come dei cani in autostrada.
“Quindi ragazze, ricapitolando, pappa, giro nel centro commerciale, pipì, perché lo so che Ginevra ne ha bisogno, poi dentro. Dobbiamo essere là alle 20.15 almeno” Sto dando le direttive, in modo che non ci si perda in cose inutili. “Non voglio mangiare la piadina, l’ho mangiata ieri” Eccoci davanti al primo problema: il CIBO. “Sentite, io prendo la pizza, vi aspetto in quel tavolino, vedete di decidervi” Le abbandono e mi inizio a nutrire, mentre le osservo da lontano. Dopo 30 minuti tronano entrambe, una con una piadina piena di schifezze, e l’altra con un hamburger imbarazzante. “Finito?” Dico, guardandole sistemare il tavolo che abbiamo occupato. Loro si alzano e mi seguono come dei cagnolini. Facciamo circa sei ore di coda al bagno delle donne. “Ma è caduta? Ha bisogno di una mano? E’ entrata mezz’ora fa, perché non esce nessuno?” Grande dubbio esistenziale, non solo di Regina. Il bagno delle donne credo sia un girone dell’Inferno, da cui è impossibile uscire, entri con il proposito di fare pipì, esci che c’è un nuovo presidente americano, da quanto sei stata lì dentro.
“Ok siamo dentro! Messaggio a papà. Ragazze ce l’abbiamo fatta!” La mia voce è sotterrata dai cori pre concerto, ma ci tengo a dire queste parole per celebrare il momento. Il cuore inizia a battere forte, l’adrenalina sale, ma a quanto pare solo la mia, dato che Regina e Ginevra stanno discutendo per non so quale motivo. “Ok, scusate, ma cosa avete di preciso?” Mi guardano male, ma io insisto per ricevere una risposta, dato che il concerto inizierà tra sì e no 24 secondi. “Canzone preferita” Non ascolto quello che viene dopo, mi basta per ignorarle.
Boom! Le luci spente, lui che sale sul palco. Ci siamo.
Da quel momento il deliro, siamo uscite senza voce.
Ehm… vi saluto perché devo ritrovare mio padre tra circa 18.000 macchine. Ciaooooo!
