Ciao amici!
Sapete, oggi, seduta sul divano, con le gambe accavallate e il cervello provato da 4 ore di intensa scuola, stavo guardando Da Grande, il programma di Cattelan che è andato in onda su Rai 1, e lui ha parlato in maniera simpatica, leggera di quella dittatura assoluta del guidatore in quanto detenga il diritto di scegliere la musica in macchina. E poi, lui da padre ha parlato di questo regime che si scioglie, diventando monarchia parlamentare in quanto tu, sì, scegli, compi l’atto di approvare definitivamente la scelta della canzone e di metterla, ma tutto passa dal piccolo Parlamento che vive nei sedili posteriori, che stravolge la tua idea, ne propone una sua.
Ecco, mi ha fatto molto riflettere. Sapete, la musica, ovunque la ascoltiate è portatrice di ricordi, ma in macchina è diverso. Con i paesaggi che scorrono fuori dal finestrino, le formulette che portano le processioni in strada da parte di tuo padre, l’animo leggero, i bambini che urlano nella parte posteriore della macchina. Tutto così bello. Sì, dai insomma, su quel veicolo tutto è più emozionante. La canzone dell’estate, quella delle vacanze, quella prima di una serata, e quella alle 3.00 di notte che ascoltano i casellanti e i camionisti. Tutte che lasciano un segno.
Io non so come funzioni nella vostra macchina, ma una cosa è certa, ogni tanto, anche se magari per poco, ascoltate la radio. La radio è una di quelle cose, come la penna blu o quella nera, oppure l’estathe alla pesca o quello al limone, che insomma, vi identifica. Quale ascoltate? No perché qui si rompono amicizie, e giovani relazioni. Io, per esempio ascolto sempre radio Deejay, perché papà è abituato così e io mi adatto. Ascoltare un’altra radio è spaesante: non conosci gli speaker, la loro ironia, la musica che mettono, i format. Insomma, ascoltare un’altra radio è come guidare in Inghilterra. Ti senti fuori luogo. Ho sempre pensato che fare lo speaker radiofonico sia una grande responsabilità, certo non sei un pilota d’aerei, ma hai il compito di svegliare allegramente gli automobilisti, di tenerli svegli e di intrattenerli, informarli e suggerirgli nuova musica. Un bravo speaker ti fa affezionare alla stazione, ti fa venire voglia di connetterti più spesso, ti fa spuntare un sorriso. Sapete far rimanere qualcuno ad ascoltarti in radio è molto più difficile a mio parere, perché in tv ci sono le immagini che acchiappano l’attenzione, invece in radio sei solo soletto e devi essere bravo a farti ascoltare, devi saper parlare da Dio. Quindi grande rispetto per tutti gli speaker che anche alle 6.00 del mattino chiacchierano allegri.
Ma lasciando da parte l’argomento radio, che uno può e non può ascoltare, parliamo della musica vera e propria. Di chi collega il telefono, di chi monopolizza il cavetto, di quelle bestie di Satana che convinti di ascoltare buona musica decidono solo loro. Ora, io non so come funzioni nella vostra macchina, ma io vi parlo da figlia che nella macchina della madre sceglie lei la musica: puntate sempre su canzoni allegre, ritmate, cariche, perché quelle lente e tristi, per quanto a volte siano poesie annoiano. Io sono una di quelle persone estremamente affezionate alla musica in macchina, quindi anche un viaggio di 5 minuti deve avere la musica; sono anche molto abitudinaria, quindi, ad esempio, se ho su un disco, e lo ascolto la mattina prima di andare a scuola, io ascolto sempre le solite canzoni. Ad esempio, tragitto da casa mia alla mia vecchia scuola, tre canzoni, o quattro di Teatro d’Ira vol. 1, esattamente erano: IWBYS, In Nome del Padre, La paura del buio, poi l’ultimo mese ho cambiato con For Your Love perché mi caricava di più. Vogliamo provare con un altro disco? Bene, Giovani, Irama: Non Mollo mai, Stanotte, Poi poi poi, Vuoi Sposarmi. Ecco come funziona. Ora ho cambiato le mie abitudini, quindi, avendo un percorso più lungo, attacco Spotify, riproduzione casuale, e via! Playlist fatta totalmente di canzoni che amo, abbastanza attuali, di cantanti adorabili. Ne avevo bisogno, mi sveglio sempre con il buon umore così, o forse.
Ma la questione cambia in macchina di mio padre. Lui è il dittatore. Il dittatore più cattivo della storia. Il cavetto è il suo, il controllo pure, e anche le decisioni. Nessuno e dico proprio nessuno può contraddirlo. Nessuno tranne me, e la mia vocina da viziata che vuole mettere la sua playlist. Si, insomma riesco a farlo cedere, ma non a mettere esattamene la musica che voglio. Posso attaccare il mio telefono, ma devo mettere della musica prima accordata. Ci sono due playlist: musica a caso e rock. La prima è un insieme confuso, disordinato di musica leggera degli anni passati, tanto per citare alcuni pezzi, 50 Special, Felicità, Sarà perché Ti Amo; è una playlist fatta per i viaggi un pochino più lunghi, perfetta da cantare a squarciagola, magari in tangenziale a Milano, con il traffico dei primi giorni di Settembre, al tramonto. L’altra playlist è di canzoni rock, quelle delle band degli anni 80, dai Guns, agli AC/DC, ai Nirvana, mischiate a quelle dei Måneskin. Quest’ultima piace a papà perché è tutta musica del genere che ama, di quando era un giovincello, e se posso farvi una confidenza anche io apprezzo molto questa musica, quand’ero piccolina ero tutta orientata su questo tipo di rock, poi sono cresciuta e sono un po’ cambiata, ma quelle canzoni rimangono pur sempre parte di me.
Vedete, con l’arrivo dei figli la dittatura della macchina si scioglie, per nostra fortuna oserei dire!
Ora vi lascio, vi lascio a riflettere quanto sia importante la musica durante i viaggi.
Un bacione grosso e fatemi sapere che musica ascoltate per andare a scuola!
Ciao!
Chiara
