Non ho tempo per pensarci

Non ho tempo per pensarci

Capitolo I

“Oh! Aiuto, non credo di potercela fare! Diluvia! Diluvia da tre giorni! E…. AIUTO!- Spara un grido che raggiunge decibel altissimi, inascoltabili, di certo dall’essere umano- I MIEI CAPELLI!” Entra in casa, sbattendo la porta alle sue spalle, lasciando, poi, all’ingresso le sue amate Vans e la borsa che le ho regalato per il compleanno, ancora del tutto sconvolta dallo stato in cui i suoi capelli vivacchiano sul suo capo. Passa in rassegna con gli occhi tutta la nostra piccola casetta, alla ricerca probabilmente di qualche cosa di cui ha bisogno, o molto più probabilmente sta soltanto pensando a chissà quale situazione immaginaria che si è creata nella sua mente. Arriva fino alla cucina, bofonchiando qualcosa che, nonostante la mia profonda conoscenza della lingua che parla quando si deve lamentare, non riesco a capire, così mi limito ad acchiappare una delle due grosse borse della spesa che tiene fra le mani e poggiarla sul tavolo bianco che, solitamente, ospita le migliori prelibatezze che prepariamo insieme. E’, penso, la terza volta da quando abitiamo insieme che va lei a fare la spesa, e abitiamo insieme da 3 anni; solitamente è compito mio, perché è chiaro che lei non sia tagliata per farlo, dato che ogni volta che va dimentica qualcosa, nonostante annoti sul suo nuovissimo IPhone ogni singola cosa. “Le uova?” Chiedo mettendo in ordine le cose appena comprate nelle mensole, mentre lei si abbandona a peso morto sul divano, distrutta dalla gita mattutina al supermercato. “Le uova? Non me lo hai detto” Chiaro, colpa mia. La cosa dimenticata del giorno, quindi, sono le uova. Perfetto. “Insomma, te lo devo scrivere?! Ti ho detto che stasera facevamo la frittata, con cosa vuoi farla!” La sento sbuffare e parlottare, mentre accende il televisore su qualche canale pieno di programmi trash, per poi finire a guardarne uno dove le coppie si mettono le corna a vicenda piangendo quando lo scoprono, una specie di Temptation Island ma fake, il che dà un tocco in più allo squallore di quel programma del tutto senza senso.

Comunque, scusate se vi ho buttato in mezzo a questa storia senza neanche farvi capire le circostanze. Io sono Ilaria, ho 23 anni e studio architettura, vivo a Milano, insieme alla ragazza che si è dimenticata le uova. La mia coinquilina è Camilla, ha la mia età, ma studia Lettere, è molto più profonda di me, nonostante sia sbadata e con la testa completamente sulle nuvole, sa ragionare bene la ragazza. Viviamo insieme da, appunto, tre anni, qui a Milano, e le nostre giornate tipo sono molto buffe, specialmente dal momento che Milla passa la sua vita a leggere libri di poeti e robe simili, e ogni volta fa una parodia istantanea, pur di non farmi vedere che in realtà sottolinea molti versi e poi alla sera ci riflette così tanto da finire per commuoversi. Lei lavora da un po’ di anni, scrive su un blog, che le sta fruttando un bel po’ di risultati, è riuscita a fare interviste a giovani autrici emergenti, e ne va molto fiera.  

“Voglio laurearmi” Esordisce così, mentre continua a guardare quel programma creato per gente con un QI di netto inferiore al suo “Sicuramente studiare al posto di guardare quella roba potrebbe aiutare” Alludo al suo oziare da ore sul divano a testa in giù. Lei quando si siede sul divano non è mai composta, mette i piedi dove dovrebbe tare la testa, e lascia quest’ultima a penzoli mentre fa zapping tra i canali del trash. Quello è il suo sport preferito, dopo la corsetta per arrivare a lezione in orario, quella proprio non si batte. Pur essendo una cosa che fa quando è in preda alla noia, un pochino la rende felice, perché è come tornare bimba, quando al posto dei programmi come questo c’erano dei bei cartoni animati, tutti colorati e tanto simpatici, non delle vecchie con il filler alle labbra andato a male e dei palestrati con la faccia da scemi. “No, sai cosa migliorerebbe tutto?! Fanfictionare la vita di Leopardi per impararla bene. Ne sono sicura” Si alza con uno scatto dal divano e acchiappa un quaderno rosa sul tavolino della sala, deve essere quello che usa per scrivere tutte le cavolate che le vengono in mente, con cui tiene vivo il blog di cui vi parlavo. E’ brava a scrivere, portata, il suo modo di farlo ti intrattiene, e ti diverte, e se lo dico io che di leggere mi sono stufata anni fa, vuol dire che è veramente un mito. E’ pure molto brava a convincerti a leggere i suoi libri preferiti, si mette con una pazienza da santo e ti descrive i personaggi e le situazioni con una passione tale da farti incuriosire, e se proprio non ce la fa a parole si mette a fare dei Power Point, le piace un sacco. Parlare intendo, parlare le piace un sacco. Non parla di sé, quello no, perché si imbarazza, e obbligarla a farlo tramite delle domande da interrogatorio, come quelle dei parenti ai cenoni di Natale, è farle una violenza psicologica. Per sua fortuna però, di parenti ai cenoni non ne aveva, e io la conoscevo abbastanza da sapere di non farle quelle domande. Le piace parlare con gli sconosciuti. No, non con i tossici della stazione, ma con quelli che si incontrano per caso; ad esempio una volta a Londra, mi ha raccontato, che ha chiesto indicazioni per un posto ad una ragazza, da quel che dice era sulla ventina, e lei all’epoca aveva circa 17anni, una bella bionda dice, e quest’ultima l’ha accompagnata direttamente al posto e hanno parlato per minuti, ma di qualsiasi cosa, anche cose più intime, ovviamente tutto in lingua, ma per lei questo non era un problema: conosceva l’inglese a mena dito, e se la cavava a parlare. E ancora oggi, ogni tanto, lei e quella ragazza, che si dovrebbe chiamare Rachel, credo, si scrivono e si tengono in contatto. Poi ama parlare con gli anziani, quelli del palazzo li conosce tutti, e poi passa ore a parlare con la nonna. Attenti, non è molto espansiva, anzi è ermetica, è timida, per tirarle fuori tre parole in più dalla bocca devi picchiarla. Scherzo. Ovviamente. Le voglio bene. “E come vorresti fanfictionare la vita di Leopardi? Sentiamo” Aspetto una risposta, togliendo lo sguardo dai miei libri e dai miei schemi colorati, per prestarle la migliore attenzione. “Be’, intanto diamo un significato a quella Silvia lì, e magari rendiamolo depresso per qualcosa di figo” E a seguire una serie di teorie imbarazzanti sulla causa del suo pessimismo cosmico, e prima storico, che non vi elenco perché voglio salvaguardarvi dal suo flusso di idee.

“MILLAAAAA!- Chiamo la mia amica, che se ne sta rintanata nella sua camera da circa due ore, dovrebbe star suonando la sua chitarra- CAMIIII! OHHHH! CAMILLA” All’ultimo grido si è decisa a ad aprire la porta e rispondermi, un po’ stizzita a causa dell’interruzione del suo “concerto”. “Cos’hai? Non senti che sto suonando?!” Mai interromperla, qualunque cosa lei stia facendo. V regola. O IV? Ok, non ricordo, comunque è una delle prime. Sì, abbiamo una raccolta, tipo Costituzione, di regole per governare lo Statuto di casa nostra. E’ assolutamente necessario, e comincio a pensare che siano necessari anche degli avvocati e dei magistrati, contando che Camilla è la migliore a giustificarsi con scuse a dir poco assurde. “Volevo dirti che tra 10 minuti è pronta la cena, e che ci sarà anche Elia” Elia è il mio ragazzo, l’ho conosciuto qui a Milano, e stiamo insieme da 2 anni e mezzo, è molto simile a me, ha la testa sulle spalle, anche se a volte mi stupisce per la sua noiosità. Si dice? Sì, Milla lo dice. E’ uno appassionato di cinema, va a vedersi tutti i film candidati agli oscar, anche quei mattoni sulle guerre in bianco e nero, con i sottotitoli in turco. Però è un bravo ragazzo, molto gentile, a volte mi stupisco che mi sopporti, soprattutto contando che mi porto a carico la mia coinquilina che è abbastanza pesante. Parlavo di Camilla? Ecco lei ed Elia non vanno proprio d’accordo. O meglio, si sopportano e si vogliono anche, in fondo, ma proprio tanto in fondo, bene, però hanno poche cose in comune e finiscono per bisticciare sempre, in quanto secondo Elia i comportamenti di Milla sono troppo adolescenziali. E per lei cosa non va in lui? Avete presente la passione per il cinema di cui vi parlavo prima, e per i film di nicchia? Ecco, questo non va. Metterli insieme è avere una bomba ad orologeria in casa. Ma ormai mi sono abituata.  “NO.- Lo dice seria, sicura, come se ormai potesse dirgli di non presentarsi e di andare a mangiare nel ristorante indiano in fondo alla via- Si metterà a parlare dell’ultimo film fatto per sensibilizzare il maltrattamento di criceti per testare i trucchi. Se viene lui, domani sera, a cena, verrà anche Oscar” Quella dei criceti probabilmente è vera, perché il mio amato mi ha già anticipato che vuole raccontarmi un bellissimo film che ha appena visto, ma Oscar no, Oscar vi prego no.

Vi starete chiedendo chi è Oscar. Bene non ho tempo di spiegarvelo, perché ha citofonato Elia, e Camilla per dispetto si è messa a suonare un pezzo dei Guns N’ Roses, con la chitarra elettrica, facendo un casino assurdo, che quasi mi impedisce di sentire il campanello. “Milla dai” Sono le ultime parole prima che lei si metta le cuffie e non mi ascolti più.

“Cosa c’è da mangiare?” Domanda la mia amica, appena uscita dalla sua camera, del tutto blindata, ma che non impedisce al suono della sua chitarra di arrivare fino alla cucina. “Ciao comunque” Questa volta è Elia a gettare benzina sul fuoco, ricordando a Camilla di non averlo salutato, ma credo proprio che questa non sia una dimenticanza, ma una dimostrazione del suo astio. “Ciao” Dice non curante, mentre si siede al suo posto guardando il telefono e portandoselo all’orecchio per ascoltare una nota audio, che deve riguardare la chitarra, sono ore che suona. Il mio ragazzo lancia occhiate infuocate da un capo all’altro della tavola, in cui siamo sedute io e Camilla, e io cerco di frenarle prima che arrivino alla mia amica e che si scateni la Terza Guerra Mondiale. “Oh senti che bomba! E’ un assolo fantastico! Sono pronta a formare una band” Lo dice da anni, e oggi con questo tono poco raffinato- il che non è da lei- cerca di convincermi a imparare a suonare per far parte di questa fantomatica band che vorrebbe creare. “Sentiamo, come la vorresti chiamare?” Torna all’attacco Elia, che distoglie lo sguardo dal grissino che stava mangiucchiando per ingannare la fame, e per spezzare il silenzio con lo sgranocchiare frenetico. “Questo è un problema secondario, perché per ora non ci sono ancora i membri. Nel senso, c’è solo la chitarrista, che sono io. Quindi vedete voi. Conoscete qualcuno?” Gesticola facendo tintinnare i braccialetti che porta sempre al polso, da cui non si staccherebbe neanche sotto tortura. “Be’, io suono l’oboe” Ecco. Devo commentare? Si prospetta solo una lunga serata. Era necessario dire dell’oboe, che lo rende semplicemente un ragazzo un tantino noioso?! Poi a chi lo vai a dire?! A Camilla?! Lei trattiene le risate a stento, e poggia il telefono sul tavolo per guardarlo con aria di sfida. “Ti ho detto che il primo membro è una chitarrista, a cosa pensi di servire te con l’oboe?! Vorrei suonare del sano rock, non la Sagra della Primavera, che per inciso, tradotta così, dà un’idea completamente diversa di quella che avete voi musicisti noiosi, sa molto di sagra della porchetta, in cui solo guardando il cibo si prende un’epatite per la sporcizia” Lei non deve rispondere così, ma lui se le va a cercare, e devo dire che questa volta gli sta bene.

Camilla si alza da tavola, appena prima che io serva la bistecca che ho preparato con tanta cura, e si avvia in camera sua, che nonostante sia al piano superiore riesco a vedere; noto che si è piantata davanti allo scaffale di vinili che ama più della sua stessa vita, ci tiene un sacco, ed è vietato toccarli senza il suo permesso: vorrà, di sicuro, mettere zizzania anche attraverso la musica. Sono impossibili questi due. Sfila un vecchio vinile, superstite degli anni ’80 penso, anche se di quella musica non ci capisco molto, e lo mette sul giradischi, mi ci vogliono minuti per capire di chi si tratta, non sono esperta come lei. Devono essere gli AC/DC. Le piacciono un sacco, da quando era bambina li ha sempre ascoltati. Ha maglie, vinili, dischi, un po’ di tutto. “Comunque- cerca di sovrastare il volume indecente della musica per farsi capire- ho deciso che non era una buona idea invitare Oscar” Oh, grazie a Dio un po’ di sale in zucca le è rimasto, penso che si sarebbe scannato con Elia, quel tipo è peggio di Milla, molto peggio “Quindi, 10 minuti e arriva Riccardo” Sferra uno sguardo cattivissimo, quello di chi sa di averla vinta anche questa volta. Riccardo. Riccardo. Cerco tra gli archivi della mia mente, passando per tutti quelli che contengono i nomi dei ragazzi di Camilla, ma di Riccardo nessuno. Devo sforzarmi, mi sta per piombare in casa, non posso fare figuracce. Riccardo…. Riccardo…. RICCARDO! Ci sono! Dovrebbe essere il biondino che ha conosciuto la settimana scorsa in un locale vicino alla sua università, in cui andava sempre a prendere l’aperitivo. Sì, è lui, ne sono certa. Però non sono pronta a trovarmi in casa un tipo, a me, completamente estraneo, che mangia al mio tavolo e si sbaciucchia con la mia coinquilina, senza lasciarci neanche il tempo di chiedergli come si chiama e da dove viene. Panico? Sì, direi che è il momento del panico.

Ok. Restiamo calmi. In fondo è solo un amico (?), oppure il ragazzo di Camilla, non può essere distruttivo. E’ una cosa del tutto normale, prima o poi deve capitare. Intendo, non potrò andare avanti a vita a far frequentare a Camilla i suoi amici fuori dalla nostra casa. E’ nostra, quindi anche sua. Oh! Al diavolo! Questi mantra non funzionano. Sta per arrivare un tipo che non conosco, mangerà a scrocco, e come se non bastasse, ci metto le mani sul fuoco, farà a botte con Elia. Come potrebbe andare tutto bene? E’ inutile che finga, è una situazione assurda, sono dalla parte della ragione, quindi inizia la guerra. Camilla questa volta non l’avrà vinta.

“CAMILLA!” Mi esce un grido assurdo, che spinge la mia amica ad abbassare il volume improbabile della musica: devo averla spaventata, non è abituata alle mie grida, solitamente sono molto calma e pacata. Inarca un sopracciglio. Niente di più. Mi manda in bestia, vorrei tirarle i capelli e farla tacere, anche se lo sta già facendo, ma avete capito cosa intendo. “Non puoi invitare chi vuoi senza dirmelo” Sbuffa e ghigna, tornando ad alzare il volume della canzone che sta passando ora, che è composta solamente da suoni dissonanti e una batteria che dà l’idea di essere suonata da qualcuno di veramente arrabbiato. Mi sta ignorando? Ovvio. E’ la prima volta che lo fa? No. Mi dà fastidio comunque? Sì, certamente, non si fa così. “Non posso invitare chi voglio senza dirtelo?!- Mi fa il verso, mentre sfoggia un’espressione da finta sorpresa, giusto per prendermi in giro- Guarda da che pulpito viene la predica! Lui?! C’è stato un preavviso del suo arrivo?! Non mi sembra. Perché per lui non vale tutto questo?” Allude al fatto che ultimamente Elia ci piomba in casa praticamente tutti i giorni, per mio volere, perché sto preparando gli esami e così non perdo tempo ad uscire. “Lui è una questione diversa” Mi sento terribilmente in colpa per averle detto questo, so che le ho fatto male, almeno un po’, però tira troppo la corda. Non ha una relazione stabile da quando siamo qui a Milano. Il motivo? A tutti estraneo, si crede per il fatto che l’ultimo ragazzo è sparito e lei fatica ad affezionarsi già di natura. “Perché?! Perché state insieme da 2 anni?! 2 anni in cui la massima adrenalina che avete provato sono state le vacanze al lago insieme ai suoi genitori. E poi, cosa ne sai di com’è Riccardo?! Magari ti piacerà” Blatera, mentre si muove freneticamente per la sala, agitando le mani e facendomi sentire terribilmente in colpa per non aver fiducia in lei da quando sto con Elia. “Camilla” Suona il campanello e lei si affretta ad aprire, prima che io finisca la frase.

“Ciao. Tutto bene?” Queste sono le prime parole di quello che dovrebbe essere Riccardo. E’ un tipo normale per essere amico o chissà che cosa di Camilla: indossa una camicia bianca, con qualche bottone slacciato, e sotto dei jeans neri strappati sulle ginocchia, le All Star ai piedi, capelli biondi sistemati in un bel ciuffo pieno di lacca, per poter essere così perfetto, e gli occhi scuri (non me lo sarei aspettato, Camilla ha sempre avuto preferenze per quelli con gli occhi chiari). “Ciao” La ragazza lascia un bacio veloce sulla guancia e siede a tavola, spostando i pezzettini di bistecca che aveva tagliato prima, in silenzio. “Non mi hai risposto” Il ragazzo non demorde, e si ricorda bene che la sua bella amica, o fidanzata, non ha risposto alla domanda. Io ed Elia rimaniamo in silenzio, senza mettere a disagio Camilla, che già vorrebbe strozzarci. Deve essere assolutamente un caso il fatto che abbia chiesto se andasse tutto bene, non può aver capito che c’è qualcosa che non va: nessuno capisce quando Camilla è arrabbiata, o triste, sa nascondere le sue emozioni come nessun altro sa fare, è abituata, le viene naturale, non per un particolare trauma, lo fa perché le viene comodo, credo. “Sì… tutto bene.” Continua a fissare il suo piatto, senza mangiare nulla. Forse ho esagerato, dovevo fidarmi, Riccardo sembra un tipo a posto. “Camill…” Non mi lascia finire la frase che si alza dal suo posto, rimanendo a testa bassa: questa volta devo averle fatto male, e non poco. “Mi cambio. Noi andiamo a mangiare in fondo alla via. Ti piace l’indiano?” Cosa?! Da quando si arrende?! “Camilla, no!” Non mi ascolta, è già in camera. Cerco di rincorrerla, ma Riccardo mi ferma. “Ci penso io” A queste parole sento il sangue ribollire nelle vene. Cosa crede?! Che non sia capace di far sorridere la mia amica?! Questo non lo accetto. “So come comportarmi con Camilla. Sei arrivato nella sua vita da 2 ore, penso di conoscerla più io. Quindi fai il piacere di sloggiare” Rispondo con tutta la cattiveria che ho, nella speranza che Milla abbia chiuso la porta e che non ci senta. “Credi di conoscermi?!” Come non detto. E’ dietro di noi. “Credi di conoscermi. Se lo credi, allora, dovresti sapere quali sono i tasti dolenti, quelli da non toccare. Invece mi tratti da ragazzina in piena crisi adolescenziale.” Sbraita, mentre vaga per la casa per prendere la sua borsa Chanel nera, quella che ama con tutta sé stessa, che quando è giù di morale usa per uscire, perché le dà un senso di… oddio come aveva detto… be’ non ricordo, ma non fa nulla. “Noi andiamo. Ti avviso quando torno, in modo che non possa disturbarti nella TUA umile dimora” Allude ai comportamenti da egoista che ho avuto 30 minuti fa, e io non posso far altro che darle ragione e guardarla uscire in silenzio. 

“Non è stata tutta colpa tua. Lei è veramente testarda, complessa, impossibile” Elia mi appoggia una mano sulla spalla, mentre mi dispero pensando alla mia amica distrutta, che questa notte non chiuderà occhio e scriverà a raffica sul suo quaderno: lo fa sempre quando è giù. “No. Ho sbagliato io. Camilla è una ragazza d’oro, i suoi comportamenti da adolescente nascondono la sua vera personalità. E’ matura, fin troppo, e fa così perchè tutto questo le si è sempre ritorto contro. Io lo so, ma non l’ho capita.” Continuo a disperarmi, senza pensare a scusarmi, anche solo tramite messaggio, mentre il mio ragazzo rimane un po’ interdetto dalla mia affermazione. Starà veramente mangiando dall’indiano? Impossibile, a Camilla non piace, e non si adatterebbe a quello squallore, neanche se fosse l’ultimo locale sulla faccia della Terra. Sarà andata fino in centro per cercare un localino degno della sua eleganza. Starà bene, e probabilmente quel Riccardo è capace di gestirla.

Passano le ore, e ormai sconfitta, giaccio sul divano, guardando un film romantico, di uno squallore tale, da fare invidia alle mie condizioni. Mi sto per addormentare, fino a quando non sento Elia muoversi di fianco a me, probabilmente incuriosito dalle risate che provengono dal pianerottolo. Non può essere Camilla, è uscita triste, e arrabbiata, dovrebbe restarle il cattivo umore fino a domani, come minimo. Eppure su questo piano ci siamo solo noi, l’altro appartamento è vuoto. Corro alla porta, facendo dondolare il bizzarro chignon che ho sulla testa, mezzo disfatto, e prima che la apra lo fa quella che deve essere Milla. Entra in casa ridendosela di gusto, superandomi, con a seguito Riccardo, devono aver bevuto, è l’unica spiegazione: lei rimane arrabbiata per giorni solitamente, non può essersi già dimenticata di tutto. Eppure regge l’alcol, lo regge fin troppo bene, non possono aver bevuto così tanto da farla ubriacare, a quest’ora. Va a posare la borsa e guarda il suo bel ragazzo con uno sguardo di sfida “Oh no! Tu non lo stai per fare” Dice il biondo, ridendosela di gusto, mentre lascia la mano di Camilla e si toglie la giacca. “Invece sì. Certo che lo farò” Ride ancora e si appoggia al bancone della cucina. “Oh. Camilla… Be’ scusa. E poi…” Mi fermo, vedendo che sta per estrarre dalla tasca il telefono “Cosa vuoi fare?!”

…                                                                                                       To be continued    

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